Bonobo:
messaggeri di pace, vittime della guerra



di Sally Jewell Coxe (Bonobo Conservation Initiative)

da Animal Welfare Institute Quarterly, primavera 2002, 51, 2





Nel profondo cuore del Congo, le leggende narrano di un'ombra sfuggente, quasi umana, una scimmia talmente simile a noi che alcune popolazioni indigene credono che stia tentando di diventare umana. Questa misteriosa scimmia è sempre rimasta ai margini della fama riconosciuta ai suoi cugini, lo scimpanzé, il gorilla e l'orango. In effetti, la maggior parte della gente non sa nemmeno che esista.


Occhio al bonobo. Il bonobo (Pan paniscus) è stata l'ultima scimmia antropomorfa ad essere studiata dalla scienza moderna e, a meno che le iniziative di protezione non si intensifichino immediatamente, potrebbe essere la prima a estinguersi. Queste rare scimmie vivono nella regione centrale del bacino del fiume Congo, la seconda foresta pluviale sulla Terra per dimensioni, e l'area di maggiore biodiversità in Africa. Esistenti in un solo paese, la Repubblica Democratica del Congo (DRC), una regione ricca di risorse, oggi martoriata dalla guerra civile e da un'occupazione straniera, i bonobo fronteggiano un destino paradossale. Contraddistinti dalla loro società matriarcale e pacifica, e dalla loro natura affettuosa, i bonobo sono diventati vittime della violenza umana.

I bonobo vengono cacciati in misura sempre maggiore sul loro territorio, e ben poco si fa per proteggerli. La loro popolazione, che era già esigua, sta diminuendo e disgregandosi. Nessuno sa quanti bonobo sopravvivano attualmente. Le stime spaziano dai cinquemila ai ventimila, ma non esistono prove sufficienti a sostenere alcuna affermazione. Sappiamo che i bonobo sono scomparsi da diverse zone dove in passato vivevano indisturbati. I tabù tradizionali, che una volta ponevano i bonobo al sicuro dalla caccia, stanno crollando di fronte alla disperazione economica e alla pressione demografica umana. I bonobo vengono uccisi in numero sempre maggiore, sia per mangiare, sia per guadagnare con il traffico clandestino di carne, che sta devastando la fauna selvatica in tutta l'Africa centrale.

A differenza dei loro parenti stretti, gli scimpanzé (Pan troglodytes), che hanno una società competitiva e dominata dai maschi, e che combattono autentiche guerre territoriali tra gruppi, i bonobo hanno una cultura matriarcale, tenuta unita dalla collaborazione, dalla condivisione e da un uso creativo del sesso. I bonobo vivono in gruppi numerosi, nei quali la convivenza pacifica è la norma. Le femmine rivestono i ruoli dominanti, e sono i figli delle femmine di rango elevato ad essere considerati autorevoli tra i maschi. Le alleanze tra femmine sono la fondamentale forza unificante.

I bonobo dimostrano come una società complessa possa essere strutturata con successo sulla cooperazione, piuttosto che sulla competizione. Essi mostrano molte delle caratteristiche che noi umani dovremmo emulare, per assicurarci la sopravvivenza nostra e quella dell'intero pianeta.

Soprannominati "scimmie a luci rosse", i bonobo incarnano realmente l'ideale degli anni Sessanta di fare l'amore, non la guerra. Fanno moltissimo l'amore, e lo fanno in ogni modo immaginabile. Per i bonobo il sesso va al di là dell'istinto riproduttivo, come avviene negli umani. I bonobo sono bisessuali, o meglio, come sostiene lo psicologo Frans de Waal, pansessuali. Il sesso permea quasi tutti gli aspetti della loro vita quotidiana. I contatti erotici, sia con individui dello stesso sesso che dell'altro, hanno la funzione di tenere uniti, di condividere risorse, e di mantenere la pace. Quando due gruppi diversi di bonobo si incontrano nella foresta, si salutano con atti sessuali e condividono il cibo, invece di combattersi. A differenza delle altre scimmie, i bonobo si accoppiano spesso in posizione frontale, guardandosi negli occhi.

L'anatomia del bonobo è sorprendentemente simile a quella del nostro più antico antenato ominide, l'Australopithecus. Camminano eretti più spesso e più facilmente di qualunque altra scimmia. Il popolo dei Mongandu della foresta del Congo narra questa leggenda: un giorno, tutti gli animali si presentarono a Dio chiedendogli di dare loro la coda, che non avevano. Dio stabilì che avrebbero ricevuto una coda solo gli animali che non stanno eretti. Il bonobo, con tutti gli altri animali, rispettò questa legge. Mentre si mettevano in fila per prendersi le code, il bonobo avvertì un fastidioso bisogno di grattarsi la schiena. Dimenticò la regola prescritta da Dio, e continuò ad avanzare grattandosi la schiena, camminando sulle sole zampe posteriori. A quella vista, Dio lo respinse e disse: "Vai via di qui, perché tu non sei un animale che possa avere la coda. In realtà, sei un essere umano."

Le insolite strutture sociali, comportamenti sessuali e capacità intellettive dei bonobo rivelano indizi significativi sulle radici della natura umana. Creature profondamente sensibili e consapevoli, i bonobo rendono sfumata la linea di separazione tra animali e uomini. Molto di ciò che sappiamo sulla mente e sulle emozioni dei bonobo viene da due soggetti molto speciali, Kanzi e sua sorella Panbanisha, che attualmente vivono al Centro di Ricerche Linguistiche della Georgia State University, vicino ad Atlanta. Sotto la guida della dottoressa Sue Savage-Rumbaugh, questi bonobo hanno imparato a comprendere l'inglese parlato e riescono a comunicare tramite un linguaggio di segni. I bonobo "parlano" indicando su un tabellone dei lessigrammi o simboli, che corrispondono a parole.

Kanzi e Panbanisha sono stati sicuramente i miei migliori maestri, e hanno ispirato le mie attività per la protezione dei bonobo più di chiunque altro. Avere a che fare con loro è stata una delle esperienze più divertenti e più istruttive della mia vita, e sarò sempre grata a Sue Savage-Rumbaugh per avermene aperto le porte. Il primo giorno che ho avuto un contatto diretto con Panbanisha, diversi anni fa, andammo a fare una passeggiata nel bosco che circonda il laboratorio. Panbanisha ama giocare a nascondino, e volle nascondersi con me. Trovammo un posticino isolato sulla riva del fiume e ci accucciammo insieme sotto un arbusto. Quando il cercatore di turno esclamava: "Panbanisha! Dove sei?", lei si voltava verso di me, con occhi attenti e cauti, come per dire: "Silenzio, non ti muovere!". Sperimentai lo stesso genere di cameratismo che conoscevo da bambina, quando mi nascondevo insieme alla mia migliore amica, in fuga da nemici immaginari.

Quando poi ci fermammo per riposare e mangiare qualcosa, Panbanisha cominciò a coccolarmi, pettinando i miei capelli con le dita e seguendo con attenzione il contorno del mio viso. Quando scoprì una ferita sul mio polso, la indicò, aggrottando la fronte, ed emettendo lievi versi con aria preoccupata da crocerossina. Poi disse: male, attraverso la sua tastiera. Una volta convinta che quel male non era brutto, procedette tagliandomi tutte le unghie con i denti! Abile come un'estetista, Panbanisha tolse la scorza a un bastoncino facendogli una punta aguzza, e poi lo usò per ripulire ciò che restava delle mie unghie, occupandosi meticolosamente di tutte le dita, uno per uno. Questo è fare amicizia alla maniera dei bonobo. Ero intimidita e commossa per essere stata accettata da Panbanisha, quanto lei era contenta di essersi fatta una nuova amica.

Oggi, Panbanisha ha raggiunto l'età adulta, e ha avuto due figli. La profondità della sua coscienza e della sua intelligenza è tangibile: la si può sentire anche solo guardandola negli occhi. È chiaro, a tutti quelli che conoscono lei e Kanzi, che essi sono capaci di molto di più di tutto ciò che hanno dimostrato, anche in quegli esperimenti scientifici che hanno spalancato orizzonti del tutto nuovi.

D'altra parte, anche in natura, è chiaro che i bonobo hanno un complesso sistema di comunicazione, che usano per coordinare i loro movimenti attraverso la foresta, suddividendosi in piccoli gruppi per andare in cerca di cibo durante il giorno, e riunendosi nuovamente per la notte. Quando i bonobo si raccolgono sugli alberi per preparare i loro ripari notturni, riempiono il tramonto con una sinfonia di trilli da soprano. Le loro vocalizzazioni acute somigliano ai canti di uccelli esotici, rispetto ai più gutturali richiami degli scimpanzé. I nativi Mongandu che vivono a contatto con i bonobo alla base di ricerca di Wamba usano ancora, nella foresta, un linguaggio di fischi che ricorda in modo impressionante i richiami dei bonobo.

Possiamo imparare molto dai bonobo, e soffriremmo una perdita enorme se permettessimo che queste scimmie amorevoli e intelligenti scompaiano.

Fortunatamente, esiste una speranza. Dopo sei anni di guerra civile, il processo di pace sta facendo finalmente dei passi avanti nella DRC, ed è ora possibile riprendere le attività di protezione nell'habitat dei bonobo. C'è un bisogno urgente di risvegliare globalmente una certa consapevolezza, e di mobilitare le iniziative di conservazione della natura nel Congo. Se la guerra nel Congo finirà, azioni organizzate potranno cominciare a proteggere i bonobo e il loro ambiente, e a elevare queste scimmie al rango di tesoro nazionale e di simbolo di pace.






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