Kanzi:
un personaggio molto speciale


di Lisa Maccari



questo testo è stato scritto nell'estate del 2002; per un aggiornamento successivo, ancora più sorprendente, sulle avventure intellettuali di Kanzi, vedere qui!



Siete convinti che la capacità di parlare, e quella di costruire e usare strumenti, siano caratteristiche esclusive dell'uomo, che lo distinguono da tutti gli altri esseri viventi? In tal caso, provate prima a conoscere Kanzi, che è stato definito, nel titolo di un libro a lui dedicato, la scimmia sulla soglia della mente umana!

Kanzi Ŕ un bonobo maschio di circa 20 anni che vive nel Centro di Ricerca Linguistica (LRC) dell'UniversitÓ della Georgia, nei pressi di Atlanta, negli Stati Uniti.

È forse il bonobo più famoso al mondo, a causa delle sue straordinarie capacità comunicative.

Kanzi è nato in cattività, nel 1980, da una madre chiamata Lorel; poco dopo la nascita, è stato adottato da un'altra femmina, Matata, che lo ha sempre allevato come proprio. Nata in Africa, e vissuta per i primi cinque anni della sua vita in libertà nella foresta del Congo, Matata faceva parte di un piccolo drappello di bonobo condotti negli Stati Uniti a metà degli anni Settanta. L'obiettivo scientifico di quei sequestri era di stabilire con precisione fino a che punto la specie fosse diversa da quella degli scimpanzé, e quanto fosse adatta come modello sperimentale per la fisiologia dell'uomo.

Oggi, fortunatamente, le cose sono cambiate: nessuna istituzione riconosciuta indice più spedizioni in Africa per sottrarre giovani bonobo o scimpanzé alla loro vita selvaggia. Esistono però alcune comunità ben stabilite, nei parchi, negli zoo o nei centri di ricerca: quella del LRC ne è un esempio, e Matata, che oggi ha circa 32 anni, ne è la matriarca indiscussa. Kanzi, benché putativo, è a tutti gli effetti suo figlio: e in un clan di bonobo, essere l'unico figlio maschio adulto della femmina dominante significa essere un autentico principe! Bisogna riconoscere, però, che Kanzi, indipendentemente dal suo rango privilegiato, merita attenzione e ammirazione per le sue genuine doti personali.



Kanzi con la sua "maestra" Sue Savage-Rumbaugh

A partire dal 1978 Matata, insieme ad altri bonobo e scimpanzé, fu arruolata in un progetto di ricerca linguistica: i ricercatori del LRC, guidati da Sue Savage e da suo marito Duane Rumbaugh, avviarono una vasta indagine per stabilire se il linguaggio fosse una prerogativa umana, o non fosse piuttosto una capacità accessibile ad altre specie. Le scimmie furono immerse in un clima di continua stimolazione linguistica, abituate a riconoscere suoni e parole della lingua inglese, e addestrate a esprimersi a loro volta, indicando concetti e componendo frasi. Tutte le ricerche del passato - in qualche caso, anche penose e stressanti per gli animali - avevano dimostrato come fosse inutile tentare di insegnare a una scimmia antropomorfa a esprimersi con un linguaggio vocale: troppo diverso è infatti il loro apparato di fonazione da quello umano.

Ma questo vuol dire che le scimmie non possono in alcun modo esprimersi con un linguaggio di tipo umano? Sue Savage-Rumbaugh era convinta di no. Così, attrezzò i suoi primi scimpanzé - Lana, Austin e Sherman, seguiti di lì a poco da un gruppo di bonobo - con un vocabolario di simboli colorati: a volte semplicemente riprodotti su un tabellone di legno o di plastica, a volte riportati sulla tastiera di un computer, in grado di dare risposte. I primi risultati furono interessanti, per quanto accolti da un prudente scetticismo dal resto della comunità scientifica.

Finché non giunse Kanzi. Giunse al LRC all'età di sei mesi, insieme alla madre adottiva, rimanendo aggrappato stretto a lei quasi ventiquattr'ore su ventiquattro. Nessuno pensò di addestrarlo di proposito: il programma di insegnamento del linguaggio dei simboli riguardava infatti, inizialmente, soltanto la madre; a questa fu permesso comunque di tenersi vicino il cucciolo durante le ore di esercizio. Ma Matata, memore della vita selvaggia nelle foreste africane, snobbò quasi sempre queste raffinatezze da intellettuali: dopo due anni di risultati scarsi o nulli, fu separata provvisoriamente dal piccolo, e rispedita al centro di ricerca che l'aveva ospitata in origine, perché potesse nuovamente accoppiarsi e mettere al mondo un altro figlio. In quel periodo di separazione, dopo un iniziale momento di sbando... Kanzi cominciò improvvisamente a usare la tastiera che era stata proposta tante volte alla madre, dando prova di aver compreso i simboli e di saperli usare meglio di lei! Kanzi riconosceva quindi il suono, il significato, e sapeva indicare i simboli corrispondenti, di una decina di parole inglesi che nessuno gli aveva insegnato direttamente, ma che aveva solo sentito ripetere spesso!

Oggi Kanzi sa riconoscere almeno cinquecento parole, e sa usarne attivamente duecento per mezzo dei simboli: una capacità di comunicazione paragonabile a quella di un bambino umano di due o tre anni. Ma non basta: ha imparato a scheggiare delle pietre per renderle più affilate e usarle per tagliare, come i nostri antenati ominidi. Già negli anni Sessanta Jane Goodall, con i suoi studi pionieristici sugli scimpanzé in libertà, in Africa, aveva dimostrato come l'uso di strumenti non fosse esclusivo dell'uomo: le scimmie da lei osservate usavano sassi come martelli e incudini per rompere le noci, e bastoncini per "pescare" formiche e termiti dai loro nidi. Ma, per quello che rappresenta culturalmente per noi umani, certo scheggiare una pietra è un'altra cosa!

foto da http://lithiccastinglab.com

In alto, manufatti di pietra ritrovati nella gola di Olduvai, in Tanzania, e attribuiti a ominidi vissuti quasi due milioni di anni fa;
in basso, le pietre scheggiate dal bonobo Kanzi

Ovviamente Kanzi, nella sua situazione particolare di "ospite" degli umani, e di oggetto di ricerca, può averlo imparato per imitazione: un solo caso non è certo la prova che quella capacità sia diffusa in natura e sia alla portata di tutta la specie. I ricercatori, che per anni sono stati a contatto con il gruppo, sono inclini infatti a pensare che Kanzi sia anche un caso particolare di intelligenza individuale superiore alla media. Ma un innovatore intellettuale e tecnologico, una volta ogni tanto, può anche capitare quando meno ci se lo aspetta, o no? Per quale motivo i bonobo non dovrebbero avere... il loro Leonardo da Vinci?





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