Flores, Dio
e la criptozoologia


di Henry Gee

da Nature, 27 ottobre 2004






Quando i primi colonizzatori umani arrivarono sull'isola di Flores, nell'Indonesia orientale, qualche migliaio di anni fa, non avevano idea di stare calpestando le vestigia di un mondo perduto.

Fino a circa dodicimila anni fa, quando sembra che un'eruzione vulcanica abbia posto fine alla festa, Flores era un giardino incantato di draghi di Komodo e di sauri ancora più grandi, tartarughe giganti e ratti enormi. Al loro fianco c'erano elefanti nani e, secondo ciò che sappiamo oggi, genti piccolissime e primitive.

Discesi probabilmente da Homo erectus di taglia normale che erano approdati su Flores circa novecentomila anni fa, gli isolani schivarono i draghi e cacciarono gli elefanti. Prede e predatori diventarono sempre più piccoli generazione dopo generazione, esempio del ben noto fenomeno del progredire endemico verso forme nane in piccole popolazioni circoscritte su isole, fino a trasformarsi in nuove specie. L'Homo erectus divenne Homo floresiensis.

Questi individui, alti circa un metro da adulti, vissero su Flores a partire da almeno trentottomila fino a diciottomila anni fa. Ma la fossilizzazione è un affare arduo, così che è verosimile che siano stati lì da molto prima di questo intervallo... e anche molto dopo. Potrebbero perfino essere stati vivi quando il moderno Homo sapiens arrivò nella regione. Eppure, per quanto ne sappiamo, l'Homo floresiensis sopravvisse per migliaia di anni, ignorato e indisturbato dagli umani moderni, prima di estinguersi.

Floride leggende

La scoperta che l'Homo floresiensis sia sopravvissuto fino a tempi così recenti in termini geologici, rende molto più verosimile l'idea che le storie di altre mitologiche creature umanoidi, come lo yeti, siano basate su un fondo di verità.

Alla luce degli scheletri di Flores, una recente iniziativa condotta per perlustrare il cuore dell'isola di Sumatra alla ricerca dell'orang pendek può essere vista sotto una luce un po' più seria. Questa creatura umanoide piccola e pelosa è stata conosciuta finora esclusivamente attraverso il folklore malese, qualche dubbio ciuffo di peli, e un'impronta. Ora, la criptozoologia, lo studio delle creature favolose, può riemergere dal dimenticatoio.

Un altro argomento a favore di tali ricerche viene dalla recente scoperta di diverse nuove specie di grandi mammiferi, specialmente nel sud est asiatico.

Per esempio, lo Pseudoryx nghetinhensis, una specie bovina della remota riserva naturale di Vu Qiang, al confine Vietnam and Laos, è stato descritto per la prima volta da reperti di caccia soltanto nel 1992. Un'altra specie di bovide, il kouprey (Bos sauveli), fu scoperta in Indocina nel 1937.

Nessuna di queste creature è pittoresca come lo yeti o l'orang pendek, ma il punto è chiaro. Se animali grossi come i bovini possono rimanere sconosciuti fino a un'epoca in cui ci si aspetterebbe che gli scienziati avessero rovistato fin nell'ultimo albero o cespuglio in cerca di nuove forme di vita, non c'è ragione per cui lo stesso non possa valere per nuove specie di grandi primati, compresi membri della famiglia umana.

Indizi criptici

Gli scopritori dell'Homo floresiensis suggeriscono che la loro scoperta potrebbe essere la prima di una serie e che altre specie di umani estinti di recente potrebbero essere scoperte su altre singole isole.

Ma che queste specie di ominidi estinti di recente, o addirittura ancora vive, si trovino o no, il fatto che si sia scoperto che anche una sola specie umana distinta abbia vissuto contemporaneamente all'uomo moderno può non solo arricchire la nostra comprensione della recente diversità umana; potrebbe cambiare la nostra visione di noi stessi in modo fondamentale.

Per quanto ne sappiamo, Homo sapiens è la sola specie umana che attualmente vive sul pianeta. È molto facile dare per scontato questo status solitario (e la nostra conseguente separazione dal resto del mondo animale), per quanto si è radicato nella nostra filosofia, etica, religione e perfino nella nostra scienza.

Fino a tempi molto recenti, il pensiero evoluzionistico era ripiegato nei termini di una traiettoria lineare, progressiva, elevatesi dalle forme di vita più basse per culminare nell'uomo. Ho già discusso altrove il fatto che questa visione, purtroppo, non è così superata come dovrebbe essere.

In paleoantropologia, questa visione si è manifestata nell'idea che fosse esistita una sola specie di ominidi alla volta, ognuna succeduta all'altra secondo uno schema di ordinata sostituzione. Questa idea cominciò a sgretolarsi negli anni Settanta, quando le scoperte di antichi parenti degli umani rivelarono una marcata diversità di forme. L'evoluzione umana è simile a un cespuglio, non a una scala.

Ma queste scoperte riguardavano i recessi più remoti delle origini umane. Malgrado si ritenga che alcuni dei nostri parenti, come l'uomo di Neandertal e l'Homo erectus, si siano estinti in tempi relativamente recenti, la nostra tranquilla certezza che quella visione potesse valere per la storia recente non era ancora stata scossa.

Fino ad oggi. Se verrà fuori che la diversità degli esseri umani è sempre stata alta, è rimasta alta fino a tempi molto recenti, e potrebbe anche non essere completamente estinta, siamo autorizzati a mettere in discussione la sicurezza di alcune delle nostre convinzioni più profonde. Potrebbe, per favore, la creatura a immagine e somiglianza di Dio alzarsi in piedi?









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